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How to get to Aieta (Calabria) Hotel Aieta (Calabria)

Photos of Aieta, Calabria

photos found. 42. Photos on the current page: 15
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The only police car of Aieta.
The only police car of Aieta.
  • Author: Edge of Europe Follow on flickr foto flickr
  • Date of photography: 2016-11-01 17:28:50
  • Geographical coordinates of the taken: 39°55'42"N - 15°49'25"O
  • Aieta, a mountain village of less than 900 inhabitants, uses this battered 16 year old Fiat Panda without blue light as police car.
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Landscape
Landscape
  • Author: Vincenzo_Garofalo Follow on flickr foto flickr
  • Date of photography: 2015-07-28 10:52:42
  • Geographical coordinates of the taken: 39°55'44"N - 15°49'25"O
  • Aieta, Prov. di Cosenza - Calabria Il toponimo è di origine greca: deriva probabilmente da aetòs, «aquila», per la sua posizione alle pendici dei monti. Aieta ha origine medievale. Le sue stradine strette e in dislivello riportano agli anni intorno al Mille, quando in queste contrade giunsero gli abitanti della cittadina magno greca, lucana e poi romana di Blanda Julia, abbandonata perché esposta alle scorrerie dei corsari saraceni e gli abitanti dell’originario insediamento sul Monte Calimaro. Il borgo, le cui note di colore dominanti sono il bianco delle facciate e il rosso dei tetti, si stringe intorno al suo edificio più prezioso, il palazzo eretto nel XVI secolo dai Martirano, ampliato dai marchesi Cosentino e poi venduto agli Spinelli di Scalea, uno dei pochi esempi dello stile rinascimentale applicato all’edilizia civile in Calabria. E’ disposto su tre piani: il pianterreno, dov’erano situati il corpo di guardia, la cappella, l’ufficio del marchese, le sale di ricevimento, di musica e di gioco, le cucine e la dispensa; il primo piano con le camere da letto; i sotterranei con le cantine, le cisterne dell’acqua e la prigione. Il palazzo ha una pianta a U e un loggiato che si apre lungo la cortina muraria della facciata, con cinque archi che poggiano su colonne tuscaniche addossate a pilastri, in pietra locale grigia. Recentemente sono state restaurate vaste porzioni di affreschi. Dichiarato monumento nazionale nel 1913, il palazzo è oggi di proprietà comunale, e ospita convegni e il museo virtuale del borgo. Tra gli edifici religiosi, spicca la chiesa madre, dedicata a Santa Maria della Visitazione, realizzata nel XVI secolo su impianto di età normanna. Poiché il centro storico era costituito a quel tempo dai rioni Cantogrande e Julitta, la chiesa è citata nei documenti dal 1530 come Santa Maria de fora, fuori cioè dal centro abitato. Impreziosisce l’ingresso il portale in pietra, fiancheggiato da pilastri decorati a volute, realizzato dallo scalpellino Gerardo Rea nel 1756, come riporta il medaglione sovrastante. L’interno, a croce latina con tre navate, è ricco di affreschi e dipinti su tavola. Destano interesse il prospetto di custodia eucaristica in marmo del 1511, trasformato in pala d’altare durante i lavori di rifacimento tardo secenteschi dell’edificio; un crocefisso in legno di artigianato meridionale; l’icona della Madre di Consolazione, rara nel suo genere, proveniente dall’antica chiesa di S. Nicola e forse riconducibile ai prototipi d’inizio Cinquecento di Nicolaos Tzafuris, cretese di Candia; la croce d’argento con fusto a tralcio di vite della seconda metà del Cinquecento; la Madonna del Carmine di Dick Hendricksz (1544–1618), artista fiammingo che ebbe grande influenza sulla cultura pittorica dell’Italia meridionale; le due pale d’altare di Fabrizio Santafede, pittore napoletano a cavallo tra tardo manierismo e primo barocco, con la grande Visitazione collocata nell’abside nel 1576. Notevole anche l’organo Bossi-Prezioso di scuola napoletana, consegnato alla chiesa il 19 agosto 1673, restaurato nel 1995 per restituirgli la sua antica voce. Del convento dei Padri Minori Osservanti di San Francesco d’Assisi (1520) abbattuto intorno al 1950, resta solo la chiesa di San Francesco, oggetto di un recente recupero. A 800 metri dal centro storico, nella cappella di San Vito Martire (XVII secolo), con portale ad arco e portico di ingresso, è conservata la statua lignea settecentesca del patrono di Aieta. Altre cappelle da visitare sono quelle di San Giuseppe in piazzale Palazzo, con portale in pietra sormontato dallo stemma nobiliare dei Cosentino, di San Biagio per i suoi affreschi rinascimentali, di Santa Maria della Purità, dell’Addolorata al Ponte (XVIII secolo) e infine quella di San Nicola in Cantongrande, ridotta a rudere, ma interessante perché risalente all’XI secolo e, almeno fino al Cinquecento, di rito greco. Magnifici portali in pietra, lavorati da scalpellini locali tra Sette e Ottocento, sono disseminati tra le viuzze del centro storico: ricordiamo quelli di via Cantongrande ai numeri civici 5 e 6 (rispettivamente del 1767 e del 1860, come da incisione sulla chiave di volta), 39 e 41, in via Socastro ai numeri 5, 6, 46 e 86, e nelle vie Giugni Lomonaco, Notar Lomonaco, Vico dei Nobili. Attraversato uno stretto ponte medievale, lungo l’alveo di un torrente, si arriva ai resti di antichi mulini ad acqua, alcuni dei quali di età medievale. Fotografie: Vincenzo Garofalo © Testi: www.borghitalia.it/pg.base.php?id=6&cod_borgo=1009
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Hotel Aieta
  • Author: Giovanna Parato Follow on flickr foto flickr
  • Date of photography: 2016-09-03 19:25:59
  • Geographical coordinates of the taken: 39°55'44"N - 15°49'26"O
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  • Author: Giovanna Parato Follow on flickr foto flickr
  • Date of photography: 2016-09-03 18:50:31
  • Geographical coordinates of the taken: 39°55'44"N - 15°49'27"O
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  • Author: Giovanna Parato Follow on flickr foto flickr
  • Date of photography: 2016-09-03 19:23:23
  • Geographical coordinates of the taken: 39°55'44"N - 15°49'27"O
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  • Author: Giovanna Parato Follow on flickr foto flickr
  • Date of photography: 2016-09-03 18:50:41
  • Geographical coordinates of the taken: 39°55'44"N - 15°49'27"O
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  • Author: Giovanna Parato Follow on flickr foto flickr
  • Date of photography: 2016-09-03 19:26:49
  • Geographical coordinates of the taken: 39°55'44"N - 15°49'26"O
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  • Date of photography: 2016-09-03 18:27:03
  • Geographical coordinates of the taken: 39°55'37"N - 15°49'19"O
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  • Author: Giovanna Parato Follow on flickr foto flickr
  • Date of photography: 2016-09-03 19:24:44
  • Geographical coordinates of the taken: 39°55'44"N - 15°49'26"O
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  • Author: Giovanna Parato Follow on flickr foto flickr
  • Date of photography: 2016-09-03 19:06:39
  • Geographical coordinates of the taken: 39°55'36"N - 15°49'29"O
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  • Author: Giovanna Parato Follow on flickr foto flickr
  • Date of photography: 2016-09-03 18:21:17
  • Geographical coordinates of the taken: 39°55'37"N - 15°49'20"O
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Ritorno al passato.... @martinapalermiti cosa ti viene in mente
Ritorno al passato....  @martinapalermiti cosa ti viene in mente
  • Author: ellalella_ Follow on flickr foto flickr
  • Date of photography: 2016-07-26 14:51:59
  • Geographical coordinates of the taken: 39°55'43"N - 15°49'27"O
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Avant un altro....
Avant un altro....
  • Author: ellalella_ Follow on flickr foto flickr
  • Date of photography: 2016-07-25 16:22:42
  • Geographical coordinates of the taken: 39°55'43"N - 15°49'27"O
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Ragno su Tela
Ragno su Tela
  • Author: Vincenzo_Garofalo Follow on flickr foto flickr
  • Date of photography: 2015-07-28 13:05:50
  • Geographical coordinates of the taken: 39°55'40"N - 15°49'27"O
  • A Spider in Aieta
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Per le vie del Borgo
Per le vie del Borgo
  • Author: Vincenzo_Garofalo Follow on flickr foto flickr
  • Date of photography: 2015-07-28 10:32:10
  • Geographical coordinates of the taken: 39°55'43"N - 15°49'22"O
  • Aieta, Prov. di Cosenza - Calabria Il toponimo è di origine greca: deriva probabilmente da aetòs, «aquila», per la sua posizione alle pendici dei monti. Aieta ha origine medievale. Le sue stradine strette e in dislivello riportano agli anni intorno al Mille, quando in queste contrade giunsero gli abitanti della cittadina magno greca, lucana e poi romana di Blanda Julia, abbandonata perché esposta alle scorrerie dei corsari saraceni e gli abitanti dell’originario insediamento sul Monte Calimaro. Il borgo, le cui note di colore dominanti sono il bianco delle facciate e il rosso dei tetti, si stringe intorno al suo edificio più prezioso, il palazzo eretto nel XVI secolo dai Martirano, ampliato dai marchesi Cosentino e poi venduto agli Spinelli di Scalea, uno dei pochi esempi dello stile rinascimentale applicato all’edilizia civile in Calabria. E’ disposto su tre piani: il pianterreno, dov’erano situati il corpo di guardia, la cappella, l’ufficio del marchese, le sale di ricevimento, di musica e di gioco, le cucine e la dispensa; il primo piano con le camere da letto; i sotterranei con le cantine, le cisterne dell’acqua e la prigione. Il palazzo ha una pianta a U e un loggiato che si apre lungo la cortina muraria della facciata, con cinque archi che poggiano su colonne tuscaniche addossate a pilastri, in pietra locale grigia. Recentemente sono state restaurate vaste porzioni di affreschi. Dichiarato monumento nazionale nel 1913, il palazzo è oggi di proprietà comunale, e ospita convegni e il museo virtuale del borgo. Tra gli edifici religiosi, spicca la chiesa madre, dedicata a Santa Maria della Visitazione, realizzata nel XVI secolo su impianto di età normanna. Poiché il centro storico era costituito a quel tempo dai rioni Cantogrande e Julitta, la chiesa è citata nei documenti dal 1530 come Santa Maria de fora, fuori cioè dal centro abitato. Impreziosisce l’ingresso il portale in pietra, fiancheggiato da pilastri decorati a volute, realizzato dallo scalpellino Gerardo Rea nel 1756, come riporta il medaglione sovrastante. L’interno, a croce latina con tre navate, è ricco di affreschi e dipinti su tavola. Destano interesse il prospetto di custodia eucaristica in marmo del 1511, trasformato in pala d’altare durante i lavori di rifacimento tardo secenteschi dell’edificio; un crocefisso in legno di artigianato meridionale; l’icona della Madre di Consolazione, rara nel suo genere, proveniente dall’antica chiesa di S. Nicola e forse riconducibile ai prototipi d’inizio Cinquecento di Nicolaos Tzafuris, cretese di Candia; la croce d’argento con fusto a tralcio di vite della seconda metà del Cinquecento; la Madonna del Carmine di Dick Hendricksz (1544–1618), artista fiammingo che ebbe grande influenza sulla cultura pittorica dell’Italia meridionale; le due pale d’altare di Fabrizio Santafede, pittore napoletano a cavallo tra tardo manierismo e primo barocco, con la grande Visitazione collocata nell’abside nel 1576. Notevole anche l’organo Bossi-Prezioso di scuola napoletana, consegnato alla chiesa il 19 agosto 1673, restaurato nel 1995 per restituirgli la sua antica voce. Del convento dei Padri Minori Osservanti di San Francesco d’Assisi (1520) abbattuto intorno al 1950, resta solo la chiesa di San Francesco, oggetto di un recente recupero. A 800 metri dal centro storico, nella cappella di San Vito Martire (XVII secolo), con portale ad arco e portico di ingresso, è conservata la statua lignea settecentesca del patrono di Aieta. Altre cappelle da visitare sono quelle di San Giuseppe in piazzale Palazzo, con portale in pietra sormontato dallo stemma nobiliare dei Cosentino, di San Biagio per i suoi affreschi rinascimentali, di Santa Maria della Purità, dell’Addolorata al Ponte (XVIII secolo) e infine quella di San Nicola in Cantongrande, ridotta a rudere, ma interessante perché risalente all’XI secolo e, almeno fino al Cinquecento, di rito greco. Magnifici portali in pietra, lavorati da scalpellini locali tra Sette e Ottocento, sono disseminati tra le viuzze del centro storico: ricordiamo quelli di via Cantongrande ai numeri civici 5 e 6 (rispettivamente del 1767 e del 1860, come da incisione sulla chiave di volta), 39 e 41, in via Socastro ai numeri 5, 6, 46 e 86, e nelle vie Giugni Lomonaco, Notar Lomonaco, Vico dei Nobili. Attraversato uno stretto ponte medievale, lungo l’alveo di un torrente, si arriva ai resti di antichi mulini ad acqua, alcuni dei quali di età medievale. Fotografie: Vincenzo Garofalo © Testi: www.borghitalia.it/pg.base.php?id=6&cod_borgo=1009
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